Riti della Settimana Santa in Basilicata 

Nelle campagne della Basilicata sopravvivono tradizioni la cui origine si perde nella notte dei tempi, come i riti della Settimana Santa.
Il cuore dei riti sacri lucani è sicuramente il Vulture Melfese nel nord della Basilicata. Scopriamo insieme Venosa e Barile.

 
VENOSA
A Venosa, la città del poeta Orazio, non c'è traccia di elementi pagani, sebbene la rappresentazione degli ultimi momenti di vita di Gesù, che si svolge da quasi 40 anni, sia ispirata ai testi del film televisivo “Gesù di Nazareth” del regista Franco Zeffirelli (1976).
La Via Crucis, alla quale partecipano un centinaio di figuranti, è l'occasione per ammirare i più caratteristici angoli della città. In piazza San Giovanni de Mata è ambientata la scena dell’ultima cena. Nei pressi della Fontana Angioina avviene la cattura di Gesù.
In piazza Castello, viene allestito il processo presieduto dal sommo sacerdote Caifa che fa arrestare il Maestro. Sul bastione del Castello Pirro del Balzo, Pietro rinnega Gesù, ma qui è ambientata anche la scena della fustigazione. Vicino allo splendido edificio fortificato, si celebra il processo, con i soldati schierati sul ponte di pietra. In Piazza Orazio avviene l’incontro con la Madonna, mentre quello con le donne di Gerusalemme viene messo in scena in prossimità della Cattedrale.
La processione segue un itinerario inverso per tornare in Piazza Castello, dove il Figlio di Dio viene crocifisso e poi, con artifizi scenografici, risorge.
 
BARILE
La più antica e suggestiva Via Crucis lucana si svolge a Barile, piccolo centro arbareshe del Vulture Melfese. 117 figuranti del posto, suddivisi in 25 gruppi, fanno rivivere la Passio Christi, lungo un percorso di circa 5 km, a partire dalle ore 15, la stessa ora e lo stesso giorno in cui Cristo spirò oltre duemila anni fa. Punto di partenza e di arrivo è la Chiesa Madre del paese. Nel piccolo borgo potentino, accanto ai personaggi della tradizione biblica, compaiono alcune figure frutto della fantasia popolare, come la Zingara. Il suo abito, a simboleggiare la lussuria, è ricolmo d’oro e gioielli, raccolti casa per casa nei mesi che precedono la processione, per essere restituiti subito dopo la manifestazione. La figurante sfila sorridente, incurante della tragicità degli eventi. Spiccano inoltre, nel corteo di Barile, il Moro e il Moretto, dal volto scuro e gli abiti decorati con coralli. Ricordano l’origine albanese del comune lucano e, in particolare, il momento storico in cui gli albanesi furono assaliti dai turchi.